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    September 27

    Panta Rei

    (immagine tratta da un film muto anni 30)
     Ah!
    Quante volte si fanno cose un pò stupide,
    ma il bello è anche quello di poterci scherzare dopo
    anche se magari al momento fanno male.
    Il mondo ci fa pressione
    affinchè siamo belli, studiosi, educati
    mentre alle volte ci sentiamo
    brutti,
    svogliati,
    incazzati.
    E allora è meglio rallentare,
    far passare l'acqua sotto i ponti,
    allungare lo sguardo all'orizzonte.
    Io non ho risposte certe,
    non ho verità assolute:
    solo dubbi,
    come tutti.
    Ma di quel tipo di dubbi
    che mi fanno crescere.
    Senza mai dimenticare
    il bambino che c'è in noi.
    Ale, tranquillo davvero
    che non è successo nulla:
    ti amo sempre tanto!
    September 26

    L'amore è un banchetto sul quale ci sfamiamo / Love is a banquet on which we feed

    Alessio,
    aria che mi fa vivere
    e luce che mi illumina,
    non ho mai inteso farti del male
    e un fraintendimento tra noi,
    adesso,
    non può e non deve
    creare un temporale in un bicchiere.
    Non voglio sminuire o minimizzare
    quello che senti
    ma sul serio,
    se avessi potuto venir sotto casa tua
    e calmare la tua agitazione,
    lo avrei fatto.
    Da una tastiera mi sono sentito impotente
    e impotente mi sento ancora adesso
    perchè vorrei parlarti
    ma è giusto che adesso tu dorma,
    perchè vorrei essere li con te
    ma non ci sono.
    Distogli dalla tua mente
    le nubi che sporcano l'azzurro
    che io so esiste in te
    quando sei sereno.
    Respira, a fondo,
    io lo sto facendo tutt'ora,
    e mi riscoprirai vicino a te.
    Li dove vorrei adesso essere.
     
    September 18

    Ogni poeta vende i suoi guai migliori / Every poet sells his best troubles

     Sonetto del buco del culo (Paul Verlaine,1891)
     
    Scuro ed increspato come un garofano viola,
    respira, umilmente rannicchiato tra il muschio,
    umido ancora d'amore, che segue il dolce pendio
    delle natiche bianche fino all'estremo dell'orlo.
     
    Filamenti simili a lacrime di latte
    hanno pianto al vento crudele che le respinge
    attraverso grumi di marna rossiccia
    per perdersi là dove il pendio le chiamava.
     
    Il mio sogno si accoppia sovente alla sua ventosa.
    La mia anima, gelosa del coito materiale,
    ne fece il fulvo nido di lacrime e singhiozzi.
     
    È l'oliva in deliquio e il flauto carezzevole,
    è il tubo in cui discende la celeste pralina,
    Canaan femminile nel dischiuso madore! 
    September 16

    Reminiscenze di cielo / Sky's reminiscence

    (immagine: Pierre et Gilles "Mercurio")
    Sono duemila anni che mi sacrifico,
    crocifisso al palo più alto,
    a commettere passi falsi anche per chi non può permetterselo.
    Ho scelto, è tutto.
    Ho scelto una visibilità che brucia la pelle, alle volte;
    che mi nega amicizie, alle volte;
    che mi fa dire "e se non mi fossi esposto così? sarebbe stato diverso?".
    E in duemila anni aver capito
    che il peso non l'ho sulle spalle per mia natura,
    ma che sono gli altri a caricare su di me
    gerle pesanti e some che rallentano il passo.
    Altrimenti,
    sollevati i talloni da terra
    e puntato lo sguardo al sole,
    volerei.
     
    September 14

    Di notte / In the night / En la noche / Dans la nuit

     
    (immagine: Hieronymus Bosh "Il giardino delle delizie")
    Notte uguale a molte altre,
    che ci guarda rivoltarci nel letto,
    che ci stuzzica con un vento leggero.
    Nera come un buco di culo
    e alle volte altrettanto turpe.
    Sfuggente come un ladro
    o impassibile come un guardone
    appostato per non farsi notare.
    Tutto ciò che ci chiede è abbandonarci a lei.
    Ci accoglie,
    meretrice e regina,
    saziandoci al suo seno di parole bisbigliate.
    Ci offre il suo ventre-reggia
    e la sua vulva è via d'uscita,
    perdono per ogni indolenza.
    September 13

    Ti chiamo per dirti... / I just call to say.....

     
    Allora:
    vediamo un pò chi riesce a collegare l'immagine di questo bellissimo Scarabeo Golia
    al concetto di parola e dialogo.
    Ci state pensando?
    Ancora nulla?
    Beh, chi ha pensato ad uno "scarabeo parlante" 
    sulle orme del più noto grillo parlante, ha sbagliato.
    Chi obietta che però in "Metamorfosi"  di Kafka,
    il povero Gregor Samsa si trasforma in un insetto del genere e parla,
    sbaglia ma merita dei punti per la citazione colta: si trasforma in uno scarafaggio.
    Qualcuno penserà agli antichi egizi ma non c'entrano nulla.
    Chi ha rispolverato un vecchio gioco da tavolo chiamato Scrabble
    (Scarabeo, in italiano), ha decisamente fatto centro.
    Nel gioco bisognava fare punti creando parole più o meno lunghe
    con le poche lettere che ci capitavano a sorte estratte da un sacchetto.
    Scusate il ragionamento farraginoso, ma mi è piaciuto farvi scervellare.
    L'importanza della parola, dunque,
    che è alla base del dialogo quando è parola espressa a voce.
    E caro Alessio,
    non aver paura di dire le cose apertamente
    con chi vuoi ma sopratutto con me ed io farò lo stesso
    se fino adesso ho mancato di fare altrettanto.
    Dire ad una persona "mi manchi", "vediamoci", "fermati li che arrivo da te",
    può sembrare superfluo ma poi non lo è
    se avvertiamo la mancanza fisica di qualcuno accanto a noi.
    La condivisione l'ho sempre cercata e voluta, credo sia tutto in un rapporto,
    in passato ho sofferto in una storia che mancava di momenti e situazioni condivise:
    ognuno aveva i suoi amici (a volte anche in comune),
    e ci si vedeva solo per stare assieme "fisicamente".
    Adesso in una storia simile, non mi accorgevo di nulla?
    Ti ringrazio di avermene parlato perchè hai avuto più coraggio o schiettezza di me.
    Come faccio spesso, uso l'elemento sorpresa
    e leggerai queste righe al tuo rientro in casa dopo la tua passeggiata.
    Ti lascio anche una domanda da gelosone (che forse sono):
    dove eri pomeriggio?
    Ti ho chiamato su entrambi i numeri  ma il cellulare ha squillato a vuoto.
    E tanti, tanti, tanti AUGURI : sono quattro mesi!!!!!
     
    September 06

    Reggio Calabria: estetica anestetica / Reggio Calabria: aesthetics anaesthetic

     
    C'è qualcosa che urta il mio lato estetico.
    Potrebbero essere tranquillamente i giovani teste-vuote che camminano sul corso Garibaldi
    tronfi delle lori vesti firmate Von Dutch o Gaudì ignorando
    che il primo fosse un artista degli anni 60 che personalizzava qualsiasi cosa gli capitasse a tiro,
    dalle auto alle moto e che inventò la tecnica del pinstriping;
    che il secondo invece fosse il più visionario e fantastico architetto modernista spagnolo
    che il mondo abbia avuto nel secolo scorso.
    Nulla di tutto ciò.
    C'è qualcosa che urta il mio lato estetico.
    Forse è la strabordante ignoranza di un paese che di giorno
    bacia l'anello (e non solo quello) alle gerarchie vaticane
    e poi la notte lascia famiglia e figli in casa e va a puttane lungo i viali
    per poi ricominciare il giorno dopo a vomitare giudizi morali contro tutto e tutti.
    C'è qualcosa che urta il mio lato estetico.
    Che siano le automobili, di varia foggia e colore parcheggiate ad ogni angolo di strada,
    in perenne doppia fila,a bloccare autobus e pedoni,
    col clacson più veloce del west al primo scoccar del verde del semaforo?
    Probabilmente è gente indaffarata che corre a lavoro in ufficio,
    che vuol far presto per far mille cose: gente animosa.
    Tranne poi constatare che gli uffici son vuoti,
    "l'impiegato oggi non c'è, passate domani",
    "il collega è in malattia e per il certificato dovete aspettare"
    e che, se non si fa finta di uscire da un posto senza pagare,
    col cavolo che il cassiere smette di parlare al telefono con me davanti che aspetto il conto.
    C'è qualcosa che urta il mio lato estetico.
    Deve essere per via di quelle case alte anche cinque piani,
    di dubbio gusto (orrende),
    magari scurite dallo sporco e rovinate dall'abbandono
    o meglio ancora mai terminate, coi mattoni e vista,
    il cemento grezzo che svela le tracce delle scale interne: rustiche le chiamano.
    Una vergogna tutta meridionale, ribatto.
    C'è qualcosa che urta il mio lato estetico
    ma per fortuna col pensiero sono altrove mentre guido per la città
    ascoltando musica folk-barocca-rinascimentale di un gruppo inglese degli anni 70
    chiamato  Amazing Blondel ("Stupefacente Blondel",
    forse in onore a Maurice Blondel filosofo francese?).
     
    September 04

    Ancora sulla libertà / Again about freedom / La libertè, encore an fois

     
    Quanto inchiostro è stato versato per spiegare cosa sia la libertà?
    Ebbene, la libertà credo sia uno stato di grazia, un'amore, un amico, una comitiva, persone care.
    Di più.
    In tempi di lotta per cercare di emergere, finendo poi per essere tutti uguali,
    chi davvero è "diverso" agli occhi di molti deve lottare a sua volta per spiegarsi o farsi accettare.
    E allora la libertà può essere un locale con spettacolo di drag queens
    visto anche da famiglie intere che si divertono e cantano le canzoni in sottofondo.
    La libertà assume la forma di un cappello di feltro rosso
    con delle rose appuntate sopra
    o un vestito di taffetà con strascico portato con divina disinvoltura
    o il gusto un pò ottocentesco ma molto glamour di intrecciarsi piume di uccello tra lo chignon.
    La mente corre a Rimbaud
    quando il termine "frou-frou" indicava il "frusciare" delle stelle
    ed in genere delle stoffe delle vesti
    e non era un volgare appellattivo da rivolgere a un gay.
    E questa è la poesia:
    Ma Bohème (Arthur Rimbaud)
    Je m'en allais, les poings dans mes poches crevées;
    Mon paletot soudain devenait idéal;
    J'allais sous le ciel, Muse, et j'étais ton féal;
    Oh! là là! que d'amours splendides j'ai rêvées!
     
    Mon unique culotte avait un large trou.
    Petit-Poucet rêveur, j'égrenais dans ma course
    Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse.
    Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou
     
    Et je les écoutais, assis au bord des routes,
    Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
    De rosée à mon front, comme un vin de vigueur;
     
    Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
    Comme des lyres, je tirais les élastiques
    De mes souliers blessés, un pied près de mon coeur!
     
    Traduzione italiana:
     
    Andavo, con i pugni nelle tasche sfondate,
    Ed anche il mio pastrano diventava ideale;
    Andavo sotto il cielo, Musa, ed ero il tuo fido;
    Quanti splendidi amori ho mai sognato allora!
     
    Negli ultimi calzoni avevo un largo squarcio.
    - Pollicino sognante, sgranavo nella corsa Rime.
    L'Orsa Maggiore mi faceva da ostello.
    - Le mie stelle nel cielo dolcemente frusciavano;
     
    Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade,
    In quelle sere dolci di settembre e sul viso
    Le gocce di rugiada m'eran vino gagliardo;
     
    E, rimando nel cuore di fantastiche tenebre,
    Tiravo, come fossero delle lire, gli elastici
    Delle scarpe ferite, col piede accanto al cuore!
     
    Un Grazie a tutti i gay che Vivono senza vergogna
    e un incitamento a quelli che piano piano ce la faranno.